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23 Ottobre 2020 - Ufficio Stampa
Il lavoro del futuro? Si costruisce puntando sullo studio e sullo sviluppo delle soft skills

Come prepararsi per un impiego che non è ancora stato inventato

Gli analfabeti del XXI secolo non saranno quelli che non sanno leggere e scrivere, ma quelli che non possono imparare, disimparare e reimparare”. Questa previsione del saggista americano Alvin Toffler, che amava definirsi futurologo, è oggi più vera che mai.

Secondo il World Economic Forum, infatti, il 65% dei lavori futuri non è stato ancora nemmeno inventato. E la pandemia globale non potrà far altro che aumentare l’incertezza rispetto a ciò che accadrà nei prossimi anni.


E allora che suggerimento dare a un giovane che deve decidere quale percorso di studi intraprendere? E verso quali competenze professionali indirizzarlo in un mondo che è sempre in più rapida evoluzione?

La risposta è che, qualunque cosa decidano di studiare i nostri giovani, il loro futuro professionale passerà da una prospettiva molto più ampia di quella che c’era in passato. Come sosteneva Toffler, infatti, è fondamentale essere pronti a rimettersi in gioco e ad acquisire nuove competenze per tutto l’arco della propria vita. E per farlo occorre essere pronti a studiare con impegno e con costanza.


Ma c’è un’altra prospettiva da cui guardare a quanto espresso dal saggista americano. Perché imparare significa anche sviluppare tutte quelle soft skills che ci rendono unici e trasversali, sia nella vita privata sia in quella professionale.
Mi riferisco a competenze che si acquisiscono spesso sul campo anche attraverso attività extrascolastiche, come uno sport di squadra, un corso di teatro, un lavoretto estivo. Nel concreto si tratta della capacità di lavorare in gruppo, di parlare in pubblico, di essere creativi, di adattarsi a contesti e situazioni diverse, di saper reggere lo stress, di risolvere problemi e di ascoltare.


Tutte caratteristiche considerate sempre più indispensabili dalle aziende, e utili non solo per emergere nel mondo del lavoro, ma anche per sviluppare le proprie passioni e mettere a frutto i propri talenti in una società nella quale il rischio di ritrovarsi analfabeti, pur avendo una laurea in tasca, è tutt’altro che escluso.
Socrate diceva: “Esiste un solo bene, la conoscenza, e un solo male, l’ignoranza”. Oggi più che il mai il confine tra l’una e l’altra è nelle nostre mani.

di Gaetana Mariani Castelli